X 697

La tavoletta KN X 697 fu rinvenuta nel deposito F19, convenzionalmente noto come North-West Passage, che rappresenta la porzione settentrionale del grande corridoio di raccordo dei magazzini occidentali del palazzo di Cnosso. Come la quasi totalità dei documenti appartenenti alla serie X, anche X 697 non è riconducibile ad una specifica classe documentaria poiché, a causa della sua frammentarietà, risulta priva di logogrammi; non è stato nemmeno possibile riconoscere la mano scribale di riferimento. Tuttavia, a differenza di quanto accade per altri testi pertinenti alla medesima serie (X 7629), la parte di testo conservatasi, articolata su due righi, ha permesso di avanzare alcune interessanti osservazioni sul suo contenuto.

Sul registro superiore del documento si legge, infatti, il toponimo pa-i-to e l’aggettivo ko-we-ja, che va, presumibilmente, a descrivere un gruppo di lavoratrici.

Secondo Josè Melena (Melena 1975) le ko-we-ja erano un gruppo di donne appartenenti all’ufficiale di palazzo (per la questione sulla figura del collettore, *ko-we, antroponimo attestato nella forma ]ko-we-jo nelle tavolette cnossie KN Dk(1) 925 e Dq(3) 445, entrambe pertinenti alle registrazioni di ovini maschi (Olivier 2001, Greco 2010). Della stessa idea appare anche John Killen, sebbene egli, assieme ad altri studiosi, (Docs.2, Killen 1983a, Landenius Enegren 2008, Rougemont 2009) interpreti ko-we-ja come variante di ko-ru-we-ja, termine che presumibilmente descrive un gruppo di donne impiegate nella manifattura dei tessuti: l’aggettivo, compare nella tavoletta KN L(6) 472 in connessione al logogramma TELA + PU, legatura che descrive tessuti di tipo pu-ka-ta-ri-ja (/puktaliai/, piegato, di doppio spessore) (DMic s.v., Nosch 2010). Ad ulteriore sostegno di questa ipotesi Rougemont (Rougemont 2009) pone in evidenza come il deposito F19, luogo di ritrovamento di questa tavoletta, sia parte integrante di quell’area dei Magazzini Occidentali che hanno restituito gran parte della documentazione relativa proprio alla produzione dei tessuti del palazzo.

È infine significativa, nel registro inferiore del documento, la presenza dell’antroponimo al genitivo a-nu-to-jo. Il nome, infatti, è attestato anche nella tavoletta KN As(2) 1516, in relazione alla forma aggettivale purtroppo mutila (]ti-jo) di un etnico. Sebbene siano diverse le ipotesi avanzate circa la restituzione del lemma originario, particolarmente interessante risulta la plausibile integrazione pa-i-]ti-jo, che potrebbe confermare il legame di a-nu-to a Festòs (Greco 2018, 118, ma si veda KT6 per una lettura diversa).

L’importanza del nome a-nu-to potrebbe essere confermata dalla sua ricorrenza in almeno 5 anfore a staffa, provenienti dal sito di Tirinto (TI Z 8, TI Z 54) e da quello di Tebe (TH Z 863-865 e TH Z 961) (Sacconi 1974 e 2018). Le anfore a staffa o anfore a falso collo (stirrup-jars) sono delle forme vascolari di varie dimensioni, destinate al commercio di derrate liquide, quali olio e vino, e che spesso recano sulla pancia o sulla spalla, delle iscrizioni in Lineare B, dipinte prima della cottura con la medesima vernice impiegata per la decorazione del vaso.

I testi, brevi e standardizzati, rispondono a due tipologie principali: uno più articolato, che comprende la notazione di un antroponimo seguito da un etnico/toponimo e da un altro antroponimo al genitivo o dall’aggettivo wa-na-ka-te-ro (appartenente al wanax), o la sua abbreviazione wa, e una più semplice, che prevede la notazione di un solo termine: o un toponimo o, più spesso, un antroponimo (Van Alfen 2008, 235-242; Zurbach 2016, 613-614), come nel caso di a-nu-to, che si sta analizzando. Come spesso avviene nei casi in cui uno stesso antroponimo compare in contesti tra loro differenti, tuttavia, non è possibile sapere se si tratti di una semplice omonimia o della ricorrenza del nome del medesimo personaggio.

.1        ko-we-ja  /  pa-i-to[

.2        a-nu-to-jo  ,        [

Koweja/donne appartenenti a Kowa, (a) Festòs

di Anutos

 

ko-we-ja: aggettivo plurale femminile designante probabilmente un gruppo di lavoratrici impiegate nell’industria tessile. La voce potrebbe rappresentare una variante grafica dell’aggettivo ko-ru-we-ja, lemma attestato anche nella forma ko-ro-we-ja (DMic s.v.; Docs.2; Killen 1983a; Landenius Enegren 2008; Rougemont 2009). Altra ipotesi suggerisce la sua derivazione da *ko-we, antroponimo designante un collettore. Secondo quest’ultima interpretazione le koweja, sarebbero dunque le donne appartenenti a ko-we (Melena 1975).

 

Pa-i-to: nome al caso locativo singolare (o al nominativo di rubrica) per il quale risulta comunemente ammessa la corrispondenza con il toponimo Φαιστός (Festòs), la cui localizzazione geografica nella pianura della Messarà, a Sud del fiume Ieropotamos, è unanimemente accettata.

 

a-nu-to-jo: antroponimo maschile al caso genitivo singolare da a-nu-to.

Etimo: si ammette l’interpretazione /Anutos/, Ἂνυτος, derivato dal verbo greco ἄνυμι, vincere, portare a compimento, realizzare.

La tavoletta, a forma di foglia di palma, si presenta frammentaria sul lato destro. Le dimensioni del frammento preservato sono l 5.17 cm x h 2.65 cm x s 1.24 cm ca.

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