Linear B
La lineare B è il sistema grafico utilizzato dai greci della tarda età del bronzo per trascrivere il greco, nella variante dialettale micenea.
Le più antiche iscrizioni provengono dal Palazzo di Cnosso a Creta e datano circa al 1390 a.C., mentre le più recenti provengono da Pilo, in Messenia, e datano al 1190 a.C. Tuttavia, nel 1390 a.C. la Lineare B costituiva già un sistema grafico maturo e stabile, e pertanto fu creata senz’altro prima, probabilmente intorno al 1500 a.C.
Vi son pochi dubbi che la Lineare B sia nata dalla Lineare A. Con essa condivide più del 70% dei sillabogrammi, molti logogrammi, il sistema numerale e parte del repertorio dei segni per indicare le frazioni. Ben più complesso, di contro, si dimostra il problema della sua genesi: perché se è evidente che la Lineare B nasce dalla Lineare A, non è altrettanto chiaro se ‘l’invenzione’ ebbe luogo a Creta o sul continente. Benché ad oggi gli studiosi siano per lo più dell’idea che la Lineare B sia nata in Grecia (Melena 2014, Del Freo 2016), probabilmente a Micene (Godart 1979), non manca chi sostiene la tesi contraria, di una genesi cretese e successiva esportazione nel continente (Olivier 1979).

Fig. 1. I siti che hanno restituito documenti in Lineare B.
Tra la fine del XV e la fine del XIII secolo la Lineare B si diffuse in tutto il bacino meridionale dell’Egeo. Essa è attestata, infatti, da nord a Sud, a Volos-Iolko a Dimini, Medeon, Tebe, Micene, Midea, Tirinto, Aghios Vassilios, Pilo, Iklaina), Knossos, Sissi e Khania. Iscrizioni dipinte su anfore a staffa sono state trovate anche a Creusi, Orcomeno, Gla ed Eleusi, nel continente, e a Mamelouko, Armeni, Mallia e Prinias a Creta.
Il sillabario miceneo conta 87 segni che si distinguono tra sillabogrammi semplici e sillabogrammi speciali. Il sillabario semplice comprende sillabe formate da vocale semplice o da consonante + vocale del tipo pa, ro, no, ecc. Conta 59 segni comprendenti tutte le sequenze fonetiche base dei valori consonantici del greco ma, diversamente dal greco di epoca successiva, le sequenze occlusive non sono distinte tra sorde, sonore e aspirate. Lo stesso avviene per la sequenza delle liquide, per cui il segno traslitterato come ra, è usato sia per rendere la sillaba ra sia la sillaba la.
In queste sequenze sono presenti fonemi scomparsi o rari nel greco di epoca successiva, come le labiovelari qa, qe, qi, qo e le semiconsonanti wa, we, wi, wo, e ja, je, jo (Fig. 6).

Fig. 2. Il sillabario miceneo (da Melena 2014).
I sillabogrammi speciali si dividono, a loro volta, in sillabogrammi doppi (o omofoni) e in sillabogrammi complessi. Alla prima categoria afferiscono tre sillabogrammi connotanti la natura della vocale a, ovvero ha (a2), ai (a3) e au; due che presentano fenomeni di palatalizzazione, ra2 e ro2, letti sia come rja/rjo sia come rra-lla / rro-llo; uno che presenta la marcatura di un dittongo, ra3, per rai/lai; uno che indica l’aspirazione della labiale con timbro vocalico in u, ossia pu2, phu; e infine uno, ta2, che trascrive presumibilmente il nesso consonantico sta. I sillabogrammi complessi rappresentano, invece, gruppi consonantici composti da doppia consonante + vocale, e testimoniano fenomeni di labializzazione (dwe, dwo, nwa, twe e two) e in un caso, pur dubbio (Judson 2020, 82-86), di palatizzazione consonantica (pte).
Di alcuni sillabogrammi di rara attestazione, infine, la comunità scientifica non è stata in grado di fornire una decifrazione condivisa. Per questa ragione non sono traslitterati, ma semplicemente trasnumerati: si tratta dei segni *18, *19, *22, *34, *47, *49, *56, *63, *64, *65, 79, *82, *83, e *86.
Oltre al sillabario, il sistema miceneo prevedeva anche l’impiego di logogrammi che oggi più correttamente si vorrebbe ribattezzare “oggettogrammi”: sono questi dei disegni che gli scribi collocavano a fine enunciato, e prima delle cifre, per rappresentare oggetti, animati e non animati (uomini, donne, animali, mobili, metalli, minerali ecc.), inventariabili. Nella Lineare B sono circa 170 e vengono convenzionalmente trascritti in latino maiuscolo: per cui VIR trascrive il logogramma per ‘uomo’, e MUL sta per MULIER e trascrive il logogramma ‘donna’. Il loro impiego è senza dubbio un’eredità dalla Lineare A, ma se ne può notare un uso molto più coerente e circoscritto. Il loro utilizzo aveva spesso un riscontro pratico, perché permetteva una consultazione più facile e rapida.

Fig. 3. Tavola dei logogrammi, frazioni e cifre della Lineare B (schema tratto da Sacconi 1992).
Anche alcuni sillabogrammi possono essere utilizzati con valore logografico: in questo caso vengono chiamati “sigle”. Le sigle hanno origine da un processo di abbreviazione: in questo modo il sillabogramma KU, abbreviazione di ku-mi-no, va ad indicare il κύμινον, cioè il cumino; così come KO sta per ko-ri-ja-do-no, κορίαννον, coriandolo, ecc.
I cosiddetti “monogrammi”, invece, sono il risultato dalla fusione grafica dei sillabogrammi che compongono una parola: per esempio a-re-pa e me-ri, ἄλειφαρ e μέλι, unguento e miele, erano resi dagli scribi micenei per mezzo di un unico segno (Fig. 3 nn. 133 e 135).
Accade spesso che i logogrammi siano preceduti da un’altra categoria di sillabogrammi isolati: i determinativi. I determinativi sono sillabogrammi, sempre in funzione acrofonica, che hanno lo scopo di specificare la natura dei logogrammi cui sono riferiti: per esempio, pa OVISm significa ‘vecchio montone’; pa, infatti, è abbreviazione di pa-ra-jo, cioè παλαιός ‘vecchio’, e OVISm è il logogramma del montone; allo stesso modo ne sta per νέοϛ ‘giovane’, pe, περυσινός ‘dell’anno scorso’, ecc.
Talvolta determinativi e sigle possono essere in legatura, ossia fusi con il tracciato del logogramma principale. Un esempio è GRA+PE, dove PE è sigla per pe-ma, σπέρμα, ossia “seminato”, e GRA il logogramma per il grano: l’insieme va a indicare una misura di estensione terriera (Fig. 3 n. 120)
Esistono infine i segni per le cifre e per le unità di misura (divise in unità di peso, liquidi e aridi) e le loro frazioni.
Appare evidente come il sistema sillabico aperto non sia il più adatto per rendere una lingua come il greco, ricca di nessi consonantici complessi e consonanti finali di parola. Per rendere i primi, il sistema grafico miceneo prevedeva l’utilizzo di vocali quiescenti, caratterizzate, generalmente, dal timbro vocalico della sillaba che segue: in questo modo il nome τρίποδες (tripodi) veniva espresso come ti-ri-po-de, l’aggettivo ἐρυτρά (rosso) come e-ru-ta-ra, dove, ovviamente la i del sillabogramma –ti- e la a di –ra- non venivano pronunciate.
Ma il problema maggiore era costituito dalle consonanti finali di parola che in greco sono parte integrante del sistema desinenziale. Una facile soluzione sarebbe stata, anche in questo caso, l’utilizzo di vocali quiescenti, come avviene nel sillabario cipriota classico (mnamon.sns.it/ ) dove, ad esempio, per indicare il caso accusativo in -ν o il nominativo in -ς, gli scribi indicavano, in finale di parole, le sillabe –ne o -se. Ma i micenei optarono per la via più stenografica: l’omissione delle consonanti finali di parola e in coda sillabica. E così a-to-ro-qo (uomo) sta per ἄνθρωπος, ma altresì per ἄνθρωπον e ἄνθρωπονς.
La documentazione micenea appare esclusivamente in contesti contabili: questo ha indotto gli studiosi a chiedersi se tale scrittura fosse anche usata per altri fini, poetici, rituali, diplomatici o propagandistici, come avviene in molte culture coeve. In linea di massima, l’ipotetica assenza di questo tipo di produzione letteraria può essere ricondotta all’utilizzo, per questi fini, di supporti deperibili, fossero essi di papiro o di pergamena o anche di legno, come farebbe pensare la vicinanza culturale tra mondo miceneo e mondo luvio anatolico (Greco 2023, Waal 2011).
Soltanto eventuali nuove scoperte potranno risolvere questo mistero.
Bibliografia
I principali manuali in italiano sulla Lineare B sono il M. Marazzi, Scrittura, epigrafia e grammatica greco-micenea, Roma, 2013, e il M. Del Freo – M. Perna, Manuale di Epigrafia Micenea, Padova, 2016.
Sul sistema grafico, l’ortografia, la grammatica e la morfologia del greco miceneo si vedano C. Consani, Sillabe e sillabari fra competenza fonologica e pratica scrittoria, Alessandria, 2003; A. Bernabé, E.R. Luján, Introducción al griego micénico: Gramática, selección de textos y glosario, Zaragoza, 2006; J.L. Melena, Mycenaean writing, in Y. Duhoux, A. Morpurgo Davies (a cura di), A Companion to Linear B Volume 3, 2014;
Sulla tematica dell’alfabetizzazione e l’uso della Lineare B anche in contesti non amministrativi, si veda L. Godart, A. Sacconi, I supporti della scrittura e i noduli a base piatta nel mondo egeo, in Pasiphae 15, 2021 p. 169-171; A. Greco, Archivi centrali, archivi periferici e il ruolo dell’oralità nella trasmissione delle informazioni in epoca micenea, Pasiphae 17, 2023, p. 155-172; A. Greco, Dal geroglifico di Arkhanes alla Lineare B. Mille anni di scritture sillabiche egee, in A. Ercolani, I. Oggiano (a cura di), Scrittura e scritture. Invenzione, innovazione e applicazione, Collezione di Studi Fenici 53, 2023, p. 91-102.
Sull’esistenza di scuole scribali e sul mondo scribale miceneo in generale, J.-P. Olivier, Les scribes de Cnossos. Essai de classement des archives d’un palais mycénien, Roma, 1967; T. Palaima, The Scribes of Pylos, Roma, 1988, J. Driessen, The Scribes of the Room of the Chariot Tablets at Knossos: Interdisciplinary Approach to the Study of a Linear B Deposit, in Suplementos a Minos 15, Salamanca, 2000, Y. Duhoux, How were the Mycenaean scribes taught?, Pasiphae 5, 2011, p. 95-118; L. Godart, Les scribes de Pylos, Roma, 2021, A. Judson, Learning to Spell in Linear B: Orthography and Scribal Training in Mycenaean Pylos, CCJ 68, 2022, p. 133-163.
Per le risorse online sulla scrittura micenea, si veda il sito web di Mnamon, https://mnamon.sns.it, con sitografia. Per modelli 2d+ delle tavolette in Lineare B di Cnosso e per i vari argomenti relativi alla Lineare B si veda inoltre www.paitoproject.it, e www.festos.eu.
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